Lucio Perna
 
 
CRITICA
 
2009 Mimma Pasqua
Monografia :Lucio Perna Geografia Emozionale
 




APPUNTI DI VIAGGIO


Lucio Perna mi è stato compagno nel viaggio attraverso l’arte. Fin dalla mostra “Attraversamenti, Atto I e Atto II” del 2003.
Allora nei suoi lavori la carta esibiva una materialità essenziale in bianco avorio,a volte soffusa di azzurro tenue.
Gli “Attraversamenti” rappresentavano un punto nodale, la metafora di una svolta nel percorso della vita. Avevamo discusso molto e analizzato la sensazione di ingabbiamento che per un artista comporta il lavorare su tema e di come questo poteva essere trasformato in uno stimolo alla creatività. Quelle carte erano appunti di viaggio, mappe dell’anima a volo d’uccello.
Le increspature, le pieghe, la riquadratura appena accennata lasciavano intuire una decantazione di ricordi, di visioni emozionanti e di tutto ciò che accidentalmente li avrebbe legati ad un luogo e ad un tempo particolari, il deserto, l’Oriente, le vacanze estive.
In alcuni lavori spezzature e squarci attraversavano drammaticamente la superficie frammentandola senza che la organicità della composizione avesse a soffrirne.
Nelle “Trasmigrazioni” l’opera era formata dall’accostamento di singole parti, ognuna vivente la propria autonomia e tutte insieme descriventi un moto vorticoso che si dipartiva dal centro.
Le “Trasmigrazioni” rappresentavano il rischio di venire risucchiati nel vortice dell’incertezza, che lo stato di emigrante comporta, della sospensione del tempo e della perdita d’identità.
Ma anche la contaminazione che apre nuovi scenari e inedite prospettive.
La struttura modulare dell’opera era frutto di una progettualità che governa l’emozione dei ricordi dando ad essi un ordine ed una collocazione nello spazio. Mentre “Black!” del 2004 segnalava volutamente un blackout.
Un lavorare al buio. Nero su nero.
Le modulazioni del nero reagivano alla luce e creavano inesplorate trasparenze e riflessioni giocando di rincalzo con i ricordi e









regalavano allo sguardo attento le morbidezze del velluto e le asperità di un tessuto ruvido e scabro.
Bassorilievi a parete rincorrono lo spazio per uscire
dalla piatta bidimensionalità .“Black”! consolidava la tendenza, che si era venuta formando nel tempo, della sovrapposizione di strati lascianti intravvedere ciò che è nascosto. L’ambiguità del nascondere e rivelare.
Scompare il residuo di naturalismo presente nelle composizioni precedenti per lasciare il posto ad una accentuata geometrizzazione della realtà.
In “Ex-centrico” del 2005, che affronta il tema delle periferie ,ripreso poi dall’artista nelle “ bidonville, la disposizione ex-centrica crea un effetto di dinamica instabilità .
Intervengono diagonali a marcare con prepotenza lo spazio, quasi ad indicare una direzione allo sguardo. Il colore abbandona le timidezze delle tinte pastello ed assume toni decisi e contrastanti, spesso su fondo nero. La sperimentazione dei materiali trova modo di esprimersi in “Profondamente – dedicato a Sigmund Freud” 2006, con una superficie specchiante che riflette l’Io a caccia di sicurezze sul proprio esistere.
Mi sono spesso chiesta se definire i lavori di Lucio Perna dipinti su tela o anche sculture.
La vocazione plastica emerge con evidente rilievo dall’esame delle opere così come il procedimento strutturale che pone l’attenzione sulla “costruzione”, oltre che sul risultato finale. La superficie è sottoposta ad una forza in tensione che sembra stia per disancorarla e disintegrarla. Segno di un conflitto che affiora, ma è contenuto dal senso di equilibrio insito nella composizione. Tutto nasce da un’emozione visiva.
I viaggi offrono all’artista spunti innumerevoli. Ma la sensazione non si esprime con immediatezza di immagini e colori, bensì attraversa il
filtro della memoria che setaccia emozioni e amalgama ricordi. E il territorio in cui avviene l’operazione non è neutro. Un primitivo,
inconsapevole sentire ha lasciato le sue tracce. Perché tutto fosse esprimibile è stato necessario il controllo razionale che è intervenuto










a dare una sistemazione al fluire caotico dell’emozione e a trasformarla in tensione costruttiva.
“Tornare @ Itaca”, la mostra che è ormai alla sua terza edizione, è il pretesto per continuare il nostro viaggio, con modalità diverse e
intenti comuni. Un ritorno impossibile, anche quando di fatto avviene, perché tutto è cambiato. I luoghi, le persone. Noi. Ma nasce come esigenza insopprimibile di fermarsi a ricordare per reinventare una storia. Rifare a rebours un cammino per scoprire che il viaggio è la vita e che questo incessante cercarsi ne è forse il senso.
Frammenti che chiedono di ritornare all’unicum che li ha contenuti. Tornare @ Itaca per sentirsi, infine, parte di un tutto.
Ispirandosi al viaggio l’artista prova un formato per lui inusuale, quello verticale. La “narrazione” si dispone su “pezzi” dai colori terrosi con riflessi viola che sfumano verso tonalità più chiare e che ricordano le terre del Mediterraneo. Non più stacchi, a volte dissonanti, di colori accesi, ma un passaggio progressivo che accompagni lento il ritorno con dolcezza.
Per l’artista come per il narratore la dimensione del ricordo assume una valenza letteraria di testimonianza. Raccontare a se stessi per raccontare agli altri perché tutto non sia passato senza lasciare tracce.
“Bidonville” si chiamano gli ultimi lavori di Lucio Perna. Che cos’è una “Bidonville” nell’immaginario? E che cosa diventa nella mente e nelle mani di un’artista? Una visione sognata, luogo di sperimentazione, talvolta di speranza ed utopia di un futuro possibile. Inserzione di scaglie ferrose presto abbandonate perché troppo caratterizzanti. E’ allora che i materiali poveri, i legni di riuso, i cartoni, le lamiere, il fetore, le voci, tutto diventa solida materia cartacea. Tramature di assi inchiodate una a fianco all’altra in una verticalità precaria, compattate da tavole che le attraversano oblique. Per significare una casa. Un rifugio in cui giocare la vita. Un’illusione della mente. Ma per il pubblico, disposto a lasciarsi catturare dalla magia ricreata dall’artista, quell’illusione è realtà.
“Una realtà costruita Un miraggio.
Geografia emozionale”.
Giugno 2009 Mimma Pasqua


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