Lucio Perna
 
 
CRITICA
 
2010 Stefano Soddu
testo per libro Studio d'Artista
 





>LUCIO PERNA
>
>La prima volta che mi sono recato nello studio di Lucio Perna fu per un’
occasione
>“mondana”. Un incontro per scambiarsi gli auguri di Natale tra amici e
amici
>artisti. Non ricordo la data. Saranno trascorsi da allora quasi dieci anni.
Il
>luogo era affollato di gente e le pareti tappezzate di quadri materici.
>Un ottimo buffet allestito su un grande tavolo collocato nella prima
>sala,
nella
>seconda tanti lavori accatastati e posati alle pareti. Ricordo di aver
>incontrato in quell’occasione l’artista Anna Spagna e di aver
>commentato
con
>lei il lavoro di Perna. E ancora l’avvocato Daniele De Simone, amico
>sia di Perna che mio, frequentato da entrambi fuori dall’ambiente artistico.
Conoscevo
>allora in maniera non approfondita il lavoro artistico di Lucio Perna
>se
non
>per quel tratto materico e un po’ barocco che allora era la sua cifra.
Negli
>anni successivi e soprattutto con i lavori più recenti, nel seguire
>“un percorso per sottrazioni coerenti” il suo lavoro arriva all’essenza
>delle
cose,
>la sua ricerca artistica è stata ed è un processo di sintesi successive
>e
oggi
>i risultati si distinguono per grande qualità e rigore. Abbiamo anche
percorso
>dei tratti di strada insieme che mi hanno consentito di avere una
>visione sufficientemente completa del suo divenire. A Bruxelles con
>Bruto Pomodoro
e
>Giovanna Fra, a Milano con Roberto Vecchione e in tante altre rassegne
>ed esposizioni collettive allestite in Italia e all’estero. Lucio ha
>anche esposto in due personali nella Galleria Scoglio di Quarto,
>galleria gestita
da
>mia moglie, Gabriella Brembati.
>Da alcuni anni Lucio Perna ha aderito e si è fatto promotore in Italia
della
>nuova corrente artistico-filosofica “Geografia Emozionale”, teorizzata
dalla
>giovane italiana, docente di Harvard, Giuliana Bruno. E la sua
>geografia
dei
>ricordi si riallaccia alla emozioni della sua infanzia, quando non
>ancora adolescente raccoglieva pezzi di mattonelle nei cantieri edili
>per
dipingerci
>sopra, agli spazi del primo studio allestito a casa dei genitori, poi
>ai monolocali in affitto, ai viaggi nel deserto, agli spazi soprattutto
>della
sua
>mente. Il suo atelier è oggi uno spazio ordinatissimo. L’ingresso del
>caseggiato nel quale è ubicato lo studio di Perna è posto in una via
>che dà
su
>una delle più belle viste di Milano, in cui si possono ammirare,
>immerse
nel
>verde di un parco, le Basiliche di Sant’Eustorgio e San Lorenzo.
>Lo studio è collocato su un piano rialzato. Sette gradini di accesso
>sulla corte del caseggiato conducono direttamente alla porta d’accesso
>allo
studio.
>Un piccolo ingresso, due sale. Nell’ingresso fa bella mostra di sé,
>appesa
al
>muro, una antica borsa in pelle d’architettio che Perna ha comprato in
>un mercatino e poi irrigidita col gesso. Lo studio è stato
>ristrutturato ed
i
>lavori hanno messo in evidenza un bel soffitto di legno a cassettoni,
>un capitello in cotto lombardo, un arco cieco in mattoni pieni di color rosso.
Il
>pavimento è in piastrelle grigie.
>La prima stanza è arredata con mensole in legno, un armadio contenente
>il frigorifero, il lavandino e la caldaia, un grande tavolo che usa
>prevalentemente per disegnare. Sul mobile un albero di Bhao Obab
stilizzato,
>opera dello stesso Perna. Tanti quadri appesi a tutta parete: quadri
>sia
di
>nuova che di vecchia produzione, mischiati tra loro senza ordine
cronologico.
>Alla seconda stanza si accede per due porte sormontate da fregi a
>volute in legno, anch’esse opera di Lucio. Un secondo grande tavolo è
>posto in mezzo alla stanza. E’ usato prevalentemente per la pittura e
>per la lavorazione
dei
>quadri; innumerevoli barattoli di colore sono posati sul ripiano. Sulla
>sinistra un cavalletto mostra un quadrocompiuto, sulla destra un altro
>cavalletto espone un quadro orientalista con una vecchia cornice in cui
sono
>intarsiati larghi fiammiferi di legno con la capocchia bruciata…un
>orientalista precursore di Oubertin? In un angolo un ammasso di rotoli
>di
carta
>di ogni tipo. Un tecnigrafo moderno per impostare le geometrie dei
>quadri, appesa alla parete una maschera in ceramica bianca usata per la “Sartiglia”
di
>Oristano, una fotografia, unica esposta, che ritrae Lucio Perna con il
mitico
>Leo Castelli completano l’arredo del locale unitamente ad un accumulo
>di
quadri
>accatastati e appesi alle pareti. In questa occasione non sono in
>compagnia
di
>Enrico Cattaneo che ha fatto in precedenza il suo lavoro. Finito il
>mio,
Lucio
>mi accompagna alla macchina che avevo posteggiato in sosta vietata.
>Nessuna multa, per fortuna. Per questa volta mi è andata bene…..

Stefano Soddu









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