I Miraggi e la Creazione, ART STUDIO (LINEA INTIMA), Giugno 1998.
Per un artista attuale come Lucio Perna ? la cui ricerca espressiva si muove all’interno di uno spazio internazionale che definii anni fa ?parallelismo interattivo delle ricerche d’oggi?- l’identit? espressionale coincide con una personalit? problematizzante e con la coralit? di una ?iconologia in divenire?: proposta, semanticamente, come ?rivelazione del simbolo?: la realt? interpretata come ?miraggio?: ?illusione vissuta?, sensazione del mistero. Basta analizzare infatti la problematica divenirale che ? stata -ed ?- il nucleo semiologico attorno al quale si ? sviluppata da tempo -Perna cominci? a dipingere a 20 anni ? la sua storia artistica. Lo si vede dalle anteriori esperienze linguistiche: la figuralit? emblematizzante delle ?Sirene? e gli ?inganni? delle ?Reti? strutturali (lavori realizzati dal 1972 al 1980), che interpretano l’ancestrale e l’onirico attraverso l’universo dell’inconscio, fino ad arrivare a questa odierna e simbolica ricerca dei ?Miraggi? (le ?Carte?), iniziata nel 1990. Il periodo pi? importante della sua creativit?, a mio avviso, dove Perna -sintetizzando le precedenti esperienze e seguendo un processo multimediale ? ha raggiunto un suo linguaggio personale, una sua originalit? strutturante ed espressiva.
Perna nasce a Palmi (Reggio Calabria) il 19 aprile 1946. A vent’anni si trasferisce a Milano dove abita ed opera. In quale spazio estetico va situata questa iconologia dei ?Miraggi?? La risposta ? legata all’evoluzione del concetto ?arte?. Cercare di ?assiomatizzarlo? ? come riproporre la realt? del ?no?meno kantiano.
Sappiamo che la scienza verifica fatti della realt? biologica, cosmica. E’ logica, razionale. L’arte -la poesia, la musica ? costruisce ?fatti? della sensibilit?. E’ quindi una ?realt? emotiva?. Appartiene appunto alla ?realt? dell’inconscio? alla ?verifica dei sentimenti?.
Dai primitivi agli artisti d’oggi tale ?concetto? ? andato evoluzionando, estendendosi, (una dialettica di affermazioni ? negazioni) fino a trasformarsi, direi, in un ?labirinto dell’arte?. Perch?? Perch? l’arte ? vita, divenire, mistero. E’ alla radice di un problema di espressione: la sua libert? non potr? mai essere ?imprigionata?. La sua storia dell’arte ne ? stata, del resto l’inevitabile conferma. Duchamp stesso -?rivoluzionario estetico?, corifeo dell’arte dell’idea ? oggetto e ?padre? di certe tendenze odierne ? ha definito per canonizzare la sua concezione.
Per dirlo con una metafora: l’ ?Oggetto estetico? ? stato, ?, e sar? sempre un ?fantasma? La sua identit? ? la libert?. Questo mio ?excursus? estetico-filosofico ci conduce al mondo immaginativo dei ?Miraggi? perniani.
Negli anni 60, il concetto di ?storia lineare dell’arte? delle Avanguardie storiche veniva sostituito dal Neoespressionismo tedesco (la Transavanguardia verr? dopo) con un ritorno alle fonti per ispirarsi e ricrearle: un ritorno al primo espressionismo tedesco.
Era la ?ri-visitazione? che privilegiava la ciclicit?. Un modo originale di far continuare l’espressivit?.
La ricerca di Perna va infatti collocata in questa dimensione di una continuit? della rivisitazione. Questo nuovo concetto estetico era stato definito allora, in un mio scritto, ?Avanguardia ciclica? basata sull’assiologia della ?ciclicit? dell’arte?. Lo spostamento del significante sposta appunto il significato nel contesto. In un suo viaggio in Mauritania, Perna era rimasto colpito dall’immagine del deserto. Aveva sentito il sortilegio della ?sensazione d’infinito? che si sprigiona da quella immensit?. Simbiosi di cielo e sabbia come una magica dimensione che gli occhi non possono limitare.
Ora si potrebbe dire che in quell’attimo rilevante Perna ?ha toccato l’infinito?. Il suo ?inconscio-memoria? ha rielaborato poi, attraverso la fantasia, quella magica dimensione. Da quel sortilegio nascono i suoi ?Miraggi?. E’ una mia interpretazione. E’ infatti questa ?poesia d’infinito? la prima sensazione che ci attrae, che ci affascina nei dipinti di Perna, palpitanti di battiti del mistero, di una simbiosi spazio-colore-segno. Perna ha esteso la sua iniziale visione di deserto a tutta la Natura, sentita e simbolizzata come realt? di una visione infinita. ?Pittore dell’infinito?, potrebbe essere chiamato. Durante un nostro dialogo Perna mi disse : ?Io faccio pittura con le carte?. Ha ragione. E’ l’idea di un artista d’oggi che sa che, per esprimersi, i materiali sono diversi. Ci? che conta infine ? il risultato. Un affermare dunque il processo multimediale (arte, olio su tela, tecniche miste), ricorrente in differenti tendenze attuali.
Attraverso l’idea degli ampi spazi, delle stesure piene di sensibili colori uniformi, timbrici, di una essenziale segnicit?, risalta in Perna l’assimilazione vitale di certi valori delle Avanguardie storiche (figurali e astratte) e di altre del dopoguerra. La sua opera emana un ?rituale del colore?: poetici, musicali azzurri, blu, sabbia, viola, rossi, verdi, metafisici bianchi, grigi, sembrano lasciare le superfici in un ?volo di luce? che ci avvolge. Le sue carte cromatiche stratificate creano l’immagine mediante interazioni strutturate da sovrapposizioni, giustapposizioni, tagli e strappi convergenti e divergenti: e d’improvviso, nello spazio, le ondulanti linee di frattura e i percorsi del segno bianco generano il movimento: come se un ?deserto cromatico? e un cielo un mare e un oceano infiniti apparissero davanti a noi. Sono le metamorfosi della Natura trasformatesi qui in simboli visuali attraverso l’emotivit? di Perna. Un artista che ci rivela ?l’universo di una pittura? fatta d’infinito.