L. P. Pennelli e Pentagrammi, Flash Art, Aprile – Maggio 1999.

Confesso d ‘impulso, che non indosso sovente la veste del critico d ‘arte.
Cerco solo di essere ove v’? musica ed i quadri di Lucio Perna, ai miei occhi, hanno suonato. Facile quindi capire che ? su di un’intuizione che queste righe si fondano,il tentativo cio? di trovare un tratto comune che giustifichi il cammino parallelo fra rigo musicale e tela.

Guardare lo spettro completo delle opere concettuali di Perna, guardarlo all’opera, porta la mente in quei luoghi storino-musicali che vennero identificati come sperimentazione prima per poi vestirsi di un solo termine generico, tanto che per tutti fu solo ?elettronica?.
Ci si stupiva all’epoca di come un disco, sguarnito dal canto e dal vincolante immaginario che il testo suggeriva, potesse esser comunque fruibile ed emozionabile. Irritava poi, che sintesi di microchip e di computer bizzarri, potesse invadere il campo del solo strumentale che fino a quel momento era di completo dominio della classica. Eppure, dai settanta in poi, l’avanguardia musicale, il concettuale sonoro, non ha pi? smesso di esistere, di fare proseliti e di evolversi; non ultima la corrente New age, anche se con molti sguardi alle impostazioni della musica sinfonica e con commistioni spirituali che, sull’orlo del nuovo millennio, sembrano inevitabili.

Ecco quanto qui sinteticamente espresso mi ? apparso alla vista delle opere di Lucio Perna. Sebbene il suo lavoro parte, a suo modo, dalle impostazioni del figurativo, la sua integrazione ha visto sparire, nel lavoro degli ultimi anni, le immagini riconoscibili, le tradizionali icone. La Maschere, come fase intermedia, i Miraggi come tema col quale sconfinare nelle desertiche visioni pi? recenti. Proprio come per la musica degli ultimi trent’anni, lo svincolarsi dalle rigidezze del figurativo ? diventato per Perna un impulso irrefrenabile, dal quale e con il quale spezzare le catene del detto direttamente, dello spiegato. Mai l’indicazione precisa, sempre il suggerimento sussurrato che negli episodi monocromatici rischia di sparire a completo vantaggio della scarna intuizione.

Ho conosciuto i quadri di questo originale artista proprio ponendo l’occhio su alcuni lavori che, nell’uso della carta, trattata o meno, monocolore o solo a tratti, affrontava il tema dei ?Miraggi?. Illusioni o certezze di cui spesso abbiamo bisogno che appunto nella carta, proveniente da manifatture diverse, sperimentavano l’altro inteso come tecnica.
I computer o i rumori registrati in presa diretta per la musica si diceva qualche riga fa; ecco questo ?improprio? uso della carta ha per me lo stesso gusto di queste ultime innovazioni. Da quella comune a quella pi? ricercata, cellulosa povera o pregiata che sulla tela veste intenzioni nuove e diverse. Spesso lasciata nel colore originale, trova il massimo fulgore quando Perna la lascia correre fuori dagli argini, fuori dal perimetro che la misura della tela impone. Corre, protesa verso uno sforzo di libert? proprio come facevano gli innovatori della scena avanguardistica tedesca sul finire degli anni settanta. A ripetizione, in loop secondo il gergo, quei musicisti lasciavano che uno stesso suono sfuggisse al minutaggio imposto, alla gradevolezza d’accordo e si ripetesse per tutto lo spazio che la lacca del disco metteva a disposizione…..Il suono che tende a sconfinare, la carta che core fuori in un rivolo di cellulosa ferma nell’incanto della materia.

Ne parlo con l’artista ed egli mi conferma che l’intuizione, captata, elaborata e rappresentata costituisce il suo momento di partenza e quello finale nella realizzazione dell’opera. Un concetto estetico di estremo rigore e di essenziale purezza che alimenta una ricerca dai risultati talvolta inquietanti.
Ma Perna sostiene che nelle arti figurative non serve andare oltre l’intuizione di una verit?. E’ sufficiente fermarsi l?. La rappresentazione di questo momento, quale contributo alla conoscenza, pu? essere, di volta in volta, gioiosa, malinconica, drammatica o ironica proprio come le costruzioni musicali. Mi viene in mente ed accenno un brano di John Cage e Perna mi mostra di rimando un suo lavoro, di qualche anno fa, dal titolo ?sinfonia del tempo secondo movimento?. Convengo, c’? la stessa ironia in quel brano musicale e in quel quadro. L’ironia del vivere quotidiano.

La mia intuizione di partenza riceve conferma: rigo musicale e tela dipinta contengono tratti comuni perch? sono parallele immagini del tempo. Del loro tempo.