Intervista Lucio Perna su ” Geografia emozionale”:Arte-incontro, Gennaio-Marzo 2007.
D??.
Quali e quante sono per te le motivazioni del viaggiare?
In altre parole quali sono le ragioni da cui scaturisce l?esigenza vitale di spostarsi, di uscire dal proprio luogo di abituale dimora e raggiungere luoghi lontani?
R.
Le ragioni sono, evidentemente le pi? varie e talvolta singolari.
Si viaggia per vedere, si viaggia per comprare o per vendere, si viaggia per evadere, per fingere di smarrirsi, per occupare il tempo. Si viaggia per conoscere, per arricchire il proprio bagaglio culturale, per imparare le lingue estere e, talvolta, anche per pensare e fare arte.
D?
Immagino che questa ultima sia la prevalente tua motivazione
R
L?esperienza del viaggiare ha sempre stimolato la mia immaginazione oltre il visto, fino al punto di condurmi ad identificare il viaggio con gli ?appunti di viaggio?, che arrivano dopo.
Gli appunti di viaggio sono un risultato concreto, spontaneo ma non scontato. Nel senso che durante lo svolgersi del viaggio non so mai cosa mi rester? dentro di questo avvenimento dell?avventura che sto vivendo.
Le visioni, le immagini richiedono tempo per sedimentare, per decantare. Solo dopo, talvolta molto tempo dopo, riaffiora l?urgenza di fermare una sensazione una emozione che dallo spazio geografico attraversato durante il viaggio trae motivo ma che si ? disegnata col tempo.
D.
E quale rapporto vi ? tra il viaggiare ed il tuo fare arte?
R.
Succede che le immagini archiviate nella memoria dopo un lungo percorso, durante il quale si contaminano con altre suggestioni, si rivelano ma non sono pi? le visioni del paesaggio osservato, ma altro. Un qualcosa oltre il visto. Non solo ricordo per immagini ma ricordo emozionale, ricordo quasi visionario. Ricordo di un ?viaggio sentimentale? che si ? evoluto attraverso un percorso interiore.
Ed il viaggio talvolta ricomincia senza fisico spostamento, da fermo.
Un viaggio di rincorse, di sensazioni gi? vissute che si confondono con armonie nuove in un giro stravagante di visioni nelle quali luoghi, volti, personaggi, rumori, odori, oggetti si ricreano suggestivamente in percorsi non pi? reali, in geografie solo soggettive.
D.
E? questo il tuo concetto di ? GEOGRAFIA EMOZIONALE? ?
R.
Giuliana Bruno, che di viaggio sentimentale parla nel suo ?Atlas of emotion?, ricorda una frase di Walter Benjamin ?si viaggia per scoprire le proprie geografie?.
Il viaggiare ??KINEMA?, che in greco sta sia per movimento che per emozione e da cui la parola italiana ?CINEMA?. La Bruno sostiene, ed io condivido, che i concetti di ? vedere e viaggiare ? siano inseparabili e lo dimostra attraverso un sistema evocativo di parole ed immagini, ad esempio: motion ( movimento ) ed emotion ( emozione ).
Muovendosi attraverso lo spazio geografico si raccolgono una infinita sequenza di visioni che si sovrappongono, si intrecciano con percezioni captate attraverso altri sensi: il tatto, l? olfatto, l?udito. La mescolanza senza un criterio prestabilito, ma solo casuale e spontanea, genera sensazioni ed emozioni che il cervello registra prontamente , incamera per poi filtrare e riproporre attraverso il ricordo.
E il ricordo, per una serie di combinazioni chimiche e fisiche, ripropone il viaggio ma da fermi e recupera: visioni, sensazioni ed emozioni da cui emergono non pi? le immagini originarie ma quelle nuove costruite e mixate dalle soggettive pulsioni.
Accade che le immagini incamerate si distorcano, si deformino o che un particolare prevarichi tutto il resto e rimanga motivo centrale e dominante del ricordo.
Queste visioni alterate, modificate generano i miei ?appunti di viaggio? che io chiamo ?miraggi?.
Una realt? a s? che in effetti non esiste ma che proviene ed ? costruita dalla precisa visione di luoghi geografici e di ci? di cui questi luoghi-spazio sono composti (colori, odori, sapori, rumori-suoni, atmosfere soprattutto). Con i miei appunti di viaggio tento di fermare queste visioni e ricreare, suggestivamente, certe atmosfere.
D
Per capire meglio, puoi parlarmi di esperienze o di luoghi da cui hai tratto?appunti di viaggio??
R.
Per anni ho viaggiato lungo i paesi sahariani, dall?Egitto al Marocco, dalla Mauritania all?Algeria. Per anni il deserto ha alimentato ed ancora alimenta la mia voglia descrittiva.
E dal momento che amo dipingere la mia descrizione avviene attraverso la pittura.
Ci? che prepotentemente emerge dai viaggi nel deserto e che compone ,se vuoi, il fattore estetico dei miei lavori, ? il senso e la scoperta di nuove ricchezze. Quelle, per intenderci, che non hanno una quotazione di mercato e che quindi non si possono comprare. Quelle ricchezze che, paradossalmente e potenzialmente, tutti saremmo in grado di possedere se capaci di individuarle e conquistarcele.
D.
Come?
R.
Attraverso un percorso lento di riflessione e meditazione. Attraverso un pi? attento e metodico dialogo con noi stessi. Che poi vuol dire anche scoprirsi , conoscersi meglio e forse anche volersi pi? bene.
Ti parlo della scoperta e del grande valore, anche terapeutico, del silenzio, del grande valore dello spazio vuoto , della capacit? di vivere il poco o tanto tempo libero come dimensione della quale disporre in modo pi? proficuo.
Con ritmi totalmente diversi da quelli della consuetudine di noi occidentali. E guarda che non ti sto dicendo nulla di nuovo o di inedito. Questi concetti sono gi? delle filosofie ?new age?.
D.
Ed a parte il deserto?qualcosa di pi? recente che ha stimolato la tua creativit?.
R
C?? ad esempio un luogo che amo particolarmente, un paesino sulla riviera ligure di ponente, tra Spotorno e Finale Ligure in cui lo spazio ? singolarmente contenuto tra la dimensione longitudinale della spiaggia e dalla passeggiata che la costeggia e la dimensione verticale delle antiche torri di mattoni rossi.
In questa fantastica dimensione si snoda e serpeggia la pianta tortuosa ed irregolare del borgo che offre la scelta di diversi percorsi ma tutti aperti.
Visto dall?alto, dal mio punto di osservazione,al di sopra dei tetti irregolari e disomogenei ? solo un groviglio di case antiche, oggi in parte rifatte, punteggiato da filari di palme lungo il percorso a mare e da antiche torri. Ma se ripesco le stesse immagini astraendole dal senso visivo ci? che vince ? la suggestione del rumore prepotente delle baia sulla quale si rincorrono le onde ed il verso stridulo dei gabbiani che la fanno da padroni.
Basta il ricordo del suono e del colore (il blu argenteo del mare ed il rosso dei mattoni e dei tetti) ad imprimere il senso di quello spazio oltre la visione, che si rinnova, cambia a seconda del momento, dell?umore o di altri stati d?animo.
Uno spazio quasi in movimento come l?inizio di un racconto che proseguir? sulle tele che realizzer? forse un giorno e che cristallizzer? le visioni trasfigurate dei luoghi, il mio vissuto e con esso anche un po? me stesso.
D
Il titolo che dai ai tuoi lavori ? quasi sempre lo stesso: ?miraggio?. Mi spieghi perch?.
R.
Tutti noi, quando pensiamo, pensiamo solo per immagini, quelle incamerate ed archiviate che sotto lo stimolo del ricordo riaffiorano, inconsapevolmente modificate e ci forniscono una rappresentazione molto personale, dove ci? che prevale ? sempre il particolare sensazionale. Fra le sequenze di immagini di cui disponiamo il ricordo seleziona sempre quelle per noi pi? sensazionali, quelle pi? vicine al nostro ?KINEMA?.
Il ?miraggio? ? dunque il risultato di questo percorso. Ma allo stesso tempo ? la rappresentazione emozionale di personali esperienze , di viaggi attraverso luoghi non solo fisici ma anche e forse soprattutto, interiori.
Ogni opera che realizzo ? sempre frutto di un pensiero che ho il bisogno di comunicare e che si crea sempre attraverso lo stesso percorso. Ecco dunque perch? quasi sempre lo stesso titolo.
Miraggio come visione, molto soggettiva, di un mondo visto ?dal lato della vita? come ricorda Vichi Vendola commentando i propri versi e che per primo, in Italia, ha parlato di ?geografia emozionale?.