Catalogo ” Il Grande Inattuale “

Il mondo come eterno presente

“A volte sono pieno di fuoco e la vita mi sembra bellissima e ricca di sapore; subito dopo mi rode un desiderio di morte”, scriveva Gustav Malher a Josef Steiner nel 1879. Il conflitto dell’uomo, dell’artista e del genio, talvolta incompreso, si trasforma alchemicamente in energia creatrice che irrompe e travolge il conflitto stesso, superandolo attraverso un gesto estremo, impetuoso. “Il mio strano destino mi lancia a volte nelle acque tempestose dell’ansia, altre volte lascia che io galleggi sotto i raggi del sole”. La forza degli elementi e l’irruenza della natura confortano e sconcertano -fra serenità e pessimismo- uno spirito che si può definire romantico: un modo di vivere il mondo che non è soltanto legato a quell’epoca ma, come scrive Georges Gusdorf è costante di cultura. Quello spirito che, indagando se stesso, si rivolge all’umanità tutta. Nell’intero corpus dell’opera di Gustav Malher è sempre presente la domanda sul senso dell’essere che, come in tutte le grandi opere, abbraccia il sentire universale trascendendo la dimensione autobiografica, seppur partendo da essa. Il grande compositore, infatti, affermava la connessione tra esperienza esistenziale e artistica. Attraversato da questo pensiero egli si colloca tra i precursori che già alla fine dell’ottocento ponevano le basi di una delle principali cifre della contemporaneità. Bisognerà aspettare ancora qualche decennio per assistere alla totale celebrazione dell’identità arte-vita. L’artista contemporaneo contamina e si fa contaminare, si nutre della relazione tra sé e sé e tra sé e il mondo, naturale o artificiale che sia, in un continuum fatto di rispecchiamenti e rimandi tra il proprio accadere, il proprio sentire e il proprio creare.

In un tempio della musica come il teatro, dove le vibrazioni sonore si addensano in invisibili contrafforti, il foyer si apre alla fruizione della cosiddetta arte visiva. Oggi, le separazioni non vanno più di moda, sempre più frequentemente le arti si avvicinano, le installazioni prendono spazio e ci iniziano a fruizioni complesse e interattive. In assonanza alle note, appese a quelle invisibili pareti, troviamo le opere di Lucio Perna ed Emma Vitti e il loro personalissimo omaggio nel centenario della morte del grande compositore.

Affascinato dall’aspetto rivoluzionario della musica di Malher, Lucio Perna riflette sull’inattualità-modernità del compositore, ripercorrendo e riattualizzando i concetti di rottura e frammentazione legati ai conflitti esistenziali e spirituali che il compositore ha messo in gioco con grande forza nella sua opera. I lavori di Perna mettono in luce tali conflitti attraverso un contrasto dicotomico tra sfondo e superficie. I fondi sono vitali e sfuggenti.