Bidonville ed altri disagi
B I D O N V I L L E ED ALTRI DISAGI
Perna è un artista che ci parla con i quadri e con le parole, non già per spiegare o illustrare una realtà difficile che tanti altri artisti hanno illustrato, ma piuttosto per spingerci oltre, per proporci una riflessione personale che provoca in noi movimento ed emozione.
Due parole sono presenti nel titolo della mostra, due aspetti dello stesso problema: bidonville e disagi.
La prima: Bidonville
Là dove il cemento divora ogni singolo centimetro di verde,
là dove i grattacieli sono il simbolo dell’opulenza cittadina,
là dove i più importanti centri finanziari hanno le loro sedi,
là, nelle grandi metropoli, accanto a questi concentrati di tecnologia e ricchezza sorgono imponenti e fatiscenti le “bidonville”.
In queste città nelle città, abbandonate a se stesse, il concetto d’igiene è totalmente sconosciuto,
le abitazioni sono precarie, costruite quasi sempre con vecchie lamiere, mattoni o legno, su terreni statali o privati.
Molte di queste abitazioni sono composte di una sola stanza priva di finestre, nella quale si ammassano numerose persone con conseguenze immaginabili.
Le baracche sono prive di elettricità e di acqua corrente e dunque le donne sono costrette a raccogliere l’acqua piovana e a lavare i panni in quella stagnante.
Nei vicoli, attraversati da rivoli i liquami, i ratti e i cumuli d’immondizia fanno da scenario ai giochi dei bambini.
La disoccupazione domina tra gli abitanti delle “bidonville”,
mentre gli uomini cercano lavoro, in ogni modo stagionale, nelle fabbriche,
le donne vendono il loro corpo esposto ai passanti come una qualsiasi mercanzia nelle vetrine dei negozi.”. da www.impressionisoggettive.it
La seconda: disagi
Per esprimere questo concetto uso le parole dello stesso Perna
“ Bidonville è, in modo figurativo, dimensione mentale verso la quale ad ogni individuo può capitare di essere condotto, suo malgrado, per differenti o concomitanti motivi.
L’incomprensione, l’insicurezza, la paura, l’insuccesso, la solitudine, la disuguaglianza e le diversità in generale conducono talvolta verso uno stato di profondo disagio nel quale solo la forza di individuare e perseguire una speranza può sopraffare la propensione all’adattamento abulico.”
Un colpo nello stomaco, un’indagine che si allarga e si estende al disagio interno del nostro io, che ci colpisce e ci riporta alla mente tante immagini amare.
Una ricerca dunque su alcune forme della sofferenza umana, stimolo per tutti noi a non fermarci a facili sperimentalismi fine a se stessi o narcisistiche rappresentazioni del nostro io ma a prendere coscienza di alcuni aspetti fondamentali della vita dell’uomo: la sofferenza , la sopportazione, la speranza
La scena che Perna ci presenta oscilla fra l’elemento geografico – la realtà delle bidonville e delle favelas e la dimensione mentale – dove il disagio si può chiamare’incomprensione, paura, solitudine.
C’è la visione tragica della realtà e c’è il momento disperato dell’anima
Tutto questo io ho sentito nelle opere di Perna e dico sentito, non solo visto, perché sono opere che provocano, che colpiscono che muovono la parte più profonda di noi. Opere che commuovono.
Per concludere ricordo una bella e intensa poesia di Giacomo Ghezzi da “Il mondo in una valigia vuota”.
Tu che sei arrivato lassù in alto,
con quattro sasso e lamiere hai costruito
la tua tana,
hai toccato il cielo
cosicché è arrivata la grande pioggia
e ha trasformato tutto in fango
e ti ha sepolto.
E’ così che finiscono i sogni di migliaia
Di sognatori.
Fango per le prossime speranze.
Testo di Vanna Mazzei