“ Bidonville “,tra le ultime in ordine cronologico, non è una ricerca volta alla descrizione e/o rappresentazione iconografica di luoghi , piuttosto spunto per una indagine su situazioni, su contenuti di coscienza di tipo conoscitivo attraverso il metodo di associazione ( di idee ).

Non posso negare che il viaggio fisico attraverso una bidonville, in qualunque parte del mondo, scateni effetti emotivi di grandissima intensità e provoca dolorose riflessioni sulle condizioni sociali, esistenziali, morali, economiche di una consistente fetta di umanità che vive

negli “slum “; ma non è tutto. C’è, a mio parere, un’altro aspetto più complesso, più intrigante , persino devastante che la realtà insopportabile di uno “slum” contiene e che merita di essere indagato e conosciuto.

L’uomo, si sa, è essere adattabile e solo per questa sua capacità riesce a sopportare situazioni negative talvolta estreme.

L’adattamento in un contesto di degrado è possibile, in partenza, solo se accompagnato dalla speranza di un probabile riscatto che faccia apparire quello stato di grande disagio provvisorio, solo temporaneo.

Non è irrilevante se quella speranza risulterà poi vana e svanirà . L’effetto potrà oscillare tra l’abbrutimento apatico e la violenza.

“Bidonville “ è per definizione luogo di emarginazione, di squallore e povertà, di rinuncia

ma anche, in modo figurativo, dimensione mentale che ad ogni individuo può capitare di attraversar , suo malgrado, per differenti e/ o concomitanti motivi.

L’ incomprensione, l’insicurezza, la paura , l’insuccesso, la solitudine, la disuguaglianza e le diversità in generale conducono talvolta verso uno stato di profondo disagio, un percorso nel quale solo la forza di individuare e perseguire una speranza può sopraffare la propensione all’adattamento abulico.

La mia ricerca segue con prevalente attenzione questo ultimo aspetto senza volere avere la presunzione di essere testimonianza di taluni tratti del nostro tempo o denuncia di un sistema, ma, piuttosto e solamente, essere mezzo per stimolare riflessioni su alcune forme della condizione umana e sul suo processo di adattamento e/o di trasformazione.

Una scelta di percorso insomma che mi consente, attraverso le mie libertà espressive, di mantenermi nella società e non ,astrattamente isolato, fuori da essa. Mi sforzo di tenermi distante da quel panorama artistico della cultura occidentale che propone con sempre maggiore insistenza sperimentalismi spesso fine a sé stessi slegati dalla contemporaneità.

Per questo scopo non mi sembra necessario affidarmi a descrizione iconografica tradizionale o utilizzare rappresentazione documentaria ( metodi che, d’altra parte, non appartengono al mio linguaggio ).

Basta uno spunto, un richiamo anche indiretto che , attraverso una percorso associativo di idee, arrivi a toccare una qualche corda sensibile dell’osservatore e lo conduca a riflettere sul “ thema “ del titolo.

L’intenzione delle mie composizioni non è infatti quello di farsi contemplare né di apparire più o meno gradevoli ma di provocare, per associazione di idee, una qualche anche piccola riflessione che porti ad una nuova conoscenza,

Lucio Perna